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L’Amica Geniale e l’importanza della lingua napoletana!

La serie tv “L’Amica Geniale” mette in risalto i termini della lingua napoletana, presentandoli al pubblico, riuscendo ad andare oltre i pregiudizi e le discriminazioni territoriali e quindi oltre i soliti cliché. Nella fiction la lingua napoletana esplode in tutta la sua bellezza, una luce positiva sul buio dei dialoghi di Gomorra. Se nella serie di Roberto Saviano il linguaggio era cupo e volgare, qui la lingua napoletana è ricercata e corretta, a tal punto da appassionare tutti da Nord a Sud, e il pubblico la guarda anche se fa fatica a stare dietro ai sottotitoli e non si capiscono bene tutte le parole.

Il bello di riscoprire termini e locuzioni che non si usano più, come “cantero”, “Marchese”, “guantiera”, “compare di fazzoletto”, entusiasma il pubblico napoletano, facendo riscoprire tradizioni antiche di Napoli e del Sud Italia. Non si tratta del napoletano aulico della canzone, ma è il napoletano della gente comune ed è forse questa la vera forza dei dialoghi e del suo successo.

Certo i sottotitoli forse non rendono l’importanza delle espressioni napoletane che solo un madrelingua può capire. La traduzione in italiano di alcuni termini non riesce a trasmettere la forza di alcune locuzioni, che solo un napoletano ha la fortuna di comprendere completamente. Ma nonostante ciò, la fiction non smette di essere seguita, anzi acquista sempre più importanza.

«Eppure — osserva il linguista Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca — in termini generali se si conosce bene l’una e l’altra lingua non ci sono mai problemi a rendere l’esatto significato di una frase, anche se idiomatica. Sarà un modo meno bello, meno efficace di esprimersi, ma veritiero. La traduzione letterale, spesso, finisce per non rendere il significato. “Stiamo altissimi’’ non significa essere alti, ma stare in alto, ad esempio. É possibile portare da qualsiasi lingua ad un’altra il vero significato di una frase, e non bisogna temere di risultare poco brillanti nella traduzione, purché si mantenga fedelmente il messaggio».

Saverio Costanzo, che è regista di alcune puntate, ha ribadito in più occasioni di essere un appassionato del dialetto napoletano. «É una lingua straordinaria che si adatta molto bene alla recitazione, un po’ come l’inglese per il rock, perciò, in realtà, questa storia non poteva che essere napoletana dal mio punto di vista». Una lingua che ha conosciuto e assorbito nel corso della sua lunga permanenza in città: «io sono stato privilegiato perché ho potuto approfondire anche la città, cosa che quando giri solo un film ti fa rimanere turista. Invece io sento di appartenere a Napoli» ha detto nel corso delle riprese che hanno toccato diversi punti di Napoli.