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La My bella Napoli e i giochi natalizi, che tradizione ma soprattutto che passione


Di Eugenio Fiorentino. Entrati a pieno nel periodo natalizio, nella My bella Napoli non si rinuncia ad alcuna tradizione, anzi se si può se ne fortifica ognuna, magari unendole. Ecco perché il festeggiare a Napoli, non riguarda solo l’aspetto religioso, ma si sfrutta l’occasione per trascorrere più tempo possibile con amici, familiari. Con i primi magari ci s’incontra per qualche appuntamento mondano, come vi abbiamo già raccontato, o anche senza grandi appuntamenti ci si vede, si scherza, si gioca di più. Quest’ultimo aspetto è da sempre immancabile in qualunque napoletano durante le festività natalizie. Importante tradizione è radunarsi, il maggior numero di persone possibile, a casa di qualche amico o qualche parente, non solo per saluti e auguri ma unendo a questi rituali uno dei più grandi, ormai, dell’essere napoletano, in altre parole i giochi natalizi napoletani. La più comune e scontata è la tombola napoletana, che accompagnata dalla tipica smorfia napoletana a ogni numero crea ilarità tra i partecipanti, che volentieri, nei limiti, decidono di puntare dei propri soldi per raggiungere vincite, irrisorie, ma comunque che creano nello giocare quel sano concetto di sfida in una gara a competizioni, con più premi da raggiungere gradualmente, e magari se si è fortunati si può incanalare un filotto di vincite consecutive, che scatenano un medesimo numero di scherzi, prese in giro, sempre sano, senza mai cadere nell’offensivo, si è comunque in famiglia e/o tra amici.

La più grande particolarità dei giochi natalizi napoletani è la grande varietà d’offerta, unendo più aspetti del gioco (le tipologie di carte usate, il modo di giocare). Ovviamente si prediligono le tradizioni napoletane, per cui si punta con il rischio degli investimenti nella tombola, con scelta di numero di cartelle da poter scrutare per vincere i premi, magari ridendo se il gestore del cartellone crea simpatiche storielle estraendo i numeri e creando delle storie con la smorfia. Ma la tombola è un gioco che prevede un “tutti contro tutti”, e ciò regala il giusto divertimento, ma la vera sfida nasce quando iniziano i tipici uno contro uno del sette e mezzo, tra banco e sfidanti. Questo gioco, la versione napoletana di un francese gioco d’azzardo, accende la sfida, a colpi di bluff e cazzimma tipici dei napoletani, che con sfacciataggine giocano rischiando, m nei limiti, si è sempre in mura amiche, con lo sfizio solo del sorridere per qualche insolito o strabiliante colpo di fortuna. Questo spesso potrebbe portare allo sfidante dire la tipica frase per scommettere e sfidare: “Sto bene, banco!”, accolta sempre come una sfida giacché se perdente il banco cambia giocatore, mentre se perdente lo sfidante c’è tanto da rimettere di soldi, per cui iniziano i giochi di sguardi e smorfie per destabilizzare lo sfidante.

La più grande peculiarità dei napoletani è l’accogliere nella propria “serata giochi” più tradizioni, in base alle conoscenze di famiglia, per cui se vi si dovesse presentare qualche siciliano in famiglia, il tipico cordiale e giocoso napoletano accetterà di fondere le tradizioni per cui ecco che si crea sul tavolo di gioco un piccolo ippodromo per ospitare il gioco Cavadduzzo”, una tipica corsa di cavalli, di carta, lungo tutto il tavolo, scegliendo il cavallo su cui puntare. Questa dinamica richiama un po’ la tensione degli ippodromi ma più scherzosa, per la posta in palio, e soprattutto perché si è tranquilli per scherzare.

L’aspetto fondamentale di questi giochi e scoprire e riscoprire le proprie tradizioni, magari fondendole con altre, per creare una propria magari che unisca tutta la nazione. Non dimenticando l’italiano, ormai anche gioco televisivo, Mercante in fiera, che prevede una prima fase iniziale d’asta, in cui con tanta dose di fortuna, si decide su quali carte puntare per una vittoria finale, e già questo è motivo di gioco, scherzo tra i partecipanti. Il tutto prevede sempre del denaro messo in palio, ma chi gioca con coscienza e solo per divertimento, in famiglia, da tipico buon napoletano, accetta il rischio dato che sicuramente poi crea divertimento.