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Al via l’abbattimento della vela verde di Scampia!

L'inizio dell'operazione di abbattimento della Vela Verde, la prima Vela del lotto M che sar‡ demolita a Napoli, 20 febbraio 2020. ANSA/CIRO FUSCO

Di Lidia Maria Casillo,

Sono partite questa mattina a Scampia, alle 11:15 circa, le operazioni di abbattimento della Vela Verde.

“Oggi si abbatte quel pregiudizio e quell’ingiusta immagine di Gomorra. Si tratta di un’ulteriore pagina di riscatto della nostra città. In passato si è parlato tanto di abbattimento delle Vele e della bonifica di Bagnoli, ma non c’era una forte volontà politica. Negli ultimi anni, invece, c’è stato tanto lavoro e tanto impegno concreto, non chiacchiere. Le Vele hanno rappresentato per troppo tempo nel mondo l’immagine di Gomorra e non c’è ingiustizia perchè lì in questi anni sono nate tante associazioni civiche. Non c’è solo camorra in quei luoghi. Lì si è vissuto per tanto tempo con problemi anche di luce elettrica e acqua, ma tanta gente non ha mai mollato e ha resistito. Ora a Scampia sorgeranno scuole, attrezzature, parchi, asili nido, attività del terziario e tanto altro. A settembre, poi, partirà anche l’Università”, ha affermato il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris nel corso di un’intervista a Radio Crc.

La vela Verde: simbolo dell’abisso per eccellenza. Sono presenti tutte le istituzioni a celebrare il momento: lo Stato abbatte il vessillo della camorra e riprende il controllo del territorio. E lo Stato ha il volto del Comune, che sotto la guida del sindaco-magistrato Luigi de Magistris ha dato vita all’ambizioso progetto denominato “Restart Scampia”: azzerare tutto,  o quasi, visto che una delle Vele resterà in piedi a ospitare uffici della Città metropolitana per ripartire e cancellare del tutto il passato.

Nel frattempo, i tanti occupanti abusivi sono rimasti o resteranno senza casa. E, per ripicca, hanno reso ancora più degradato l’ambiente delle Vele, lasciando rifiuti dappertutto negli alloggi che sono stati costretti a lasciare o addirittura murandoli per impedire l’accesso a quello Stato che loro, ancora non riconoscono.
Ovunque, in quest’ultimo viaggio prima della demolizione, è possibile udire lo sgocciolio d’acqua che si ode in tante puntate della serie-culto “Gomorra”. Ma tutta Italia e tutto il mondo conoscono “quella” Scampia. Pochi, invece, l’altra. Che abita nelle Vele e non ha niente a che fare con lo spaccio di droga e col “sistema”: famiglie perbene che lavorano onestamente, che mandano i figli a scuola e magari all’università. C’è scritto dovunque, sui balconi, alle fermate dell’autobus, che Scampia non è Gomorra. Nel quartiere la rabbia e l’orgoglio si urlano così, attraverso gli slogan, le scritte. Le belle cose di Scampia sorgono proprio davanti ai mostri di Gomorra. Sono le scuole come la “Virgilio 4” o la “Ilaria Alpi”, dove presidi e insegnanti coraggiosi portano avanti il valore della cultura, c’è la falegnameria di Vincenzo Vanacore. Ma sono solo alcune delle tante realtà che cercano di riscattare Scampia da un passato e da un presente di degrado e violenza. La loro ambizione è creare lavoro, ovvero ciò che la camorra offre ai giovani in cambio della fedeltà assoluta ai suoi progetti di morte.

Quella di oggi non è solo una giornata storica per Scampia, ma per l’intero Paese perchè un luogo conosciuto nel mondo come un ‘luogo del male’, dimostra di essere il luogo in cui centinaia di persone con tanto impegno hanno contribuito a costruire un progetto di vita. Si abbatte una vela, ma c’è anche il progetto esecutivo per ristrutturare la vela azzurra.

Le vele di Scampia sono palazzi a uso residenziale costruiti nell’omonimo quartiere di Napoli tra il 1962 e il 1975; prendono il nome dalla loro forma triangolare, che ricorda quella di una vela latina: base larga, la costruzione va restringendosi man mano che si sale verso i piani superiori. Nate a seguito della legge 167 del 1962, le sette vele di Scampia, progettate dall’architetto Franz Di Salvo, facevano parte di un progetto abitativo di larghe vedute che prevedeva anche uno sviluppo della città di Napoli nella zona est, ossia Ponticelli. Ispirandosi ai princìpi delle unités d’habitation di Le Corbusier, Di Salvo articolò l’impianto del rione su due tipi edilizi: a «torre» e a «tenda». Quest’ultimo tipo, che imprime l’immagine predominante del complesso delle Vele, è contraddistinto dall’accostamento in sezione di due corpi di fabbrica lamellari inclinati, separati da un grande vuoto centrale e attraversato da lunghi ballatoi sospesi a un’altezza intermedia rispetto alle quote degli alloggi. Nel progetto erano inoltre previsti centri aggregativi e spazi comuni, uno spazio di gioco per bambini e altre attrezzature collettive. La mancata realizzazione di questo «nucleo di socializzazione» è stata certamente una concausa del suo clamoroso fallimento. L’area in cui le Vele sorsero ricadeva in due lotti contigui, separati da uno dei rami del reticolo viario (l’intero territorio di Scampia fu diviso in vari lotti da edificare). Nel lotto M furono costruite quattro Vele, indicate alfabeticamente con le lettere A, B, C, D. Nel lotto L furono costruite le restanti tre, indicate dalle lettere F, G e H. Accanto alla classificazione alfabetica se ne aggiunse, alle vele rimaste in piedi dopo il 2003, una cromatica cosicché ogni Vela venne denominata da parte della popolazione del quartiere attraverso un colore: vela rossavela celestevela giallavela verde. L’idea del progetto prevedeva grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero dovuto integrarsi e creare una comunità, grandi vie di scorrimento e aree verdi tra le varie vele; una vera e propria città modello, ma varie cause hanno portato a quello che oggi viene definito un ghetto, in primis il terremoto dell’Irpinia del 1980, che portò molte famiglie, rimaste senzatetto, ad occupare più o meno abusivamente gli alloggi delle vele.

A questo intreccio di eventi negativi si è associata la mancanza totale di presidi dello Stato: il primo commissariato di Polizia fu insediato solo nel 1987, a quindici anni dalla consegna degli alloggi. La situazione ha allontanato sempre di più una parte della popolazione, lasciando il campo libero alla delinquenza. I giardini sono divenuti luogo di raccolta degli spacciatori, i viali sono piste per corse clandestine, gli androni dei palazzi luogo di incontro di ladri e ricettatori.

Tra il 1997 e il 2003 sono state abbattute tre delle sette strutture iniziali, lasciando in piedi le restanti quattro. La decisione di agire su una situazione di forte degrado fu presa sul finire degli anni ottanta, sostenuta e ventilata dalla popolazione che denunciava le gravi condizioni delle Vele. La prima a cadere fu la Vela F, demolita con le ruspe nell’agosto 1998, dopo un primo tentativo con esplosivi fallito nel dicembre 1997 (ne cadde solo una parte, lasciando i piani più alti praticamente intatti e in bilico sulle macerie sottostanti). La seconda fu la Vela G, la cui demolizione fu eseguita nel febbraio 2000.La Vela H, inizialmente esclusa dalle demolizioni in quanto da riqualificare e rifunzionalizzare, venne invece anch’essa abbattuta, nell’aprile 2003. I primi due interventi furono eseguiti e coordinati dalla giunta comunale guidata dal sindaco Antonio Bassolino, il terzo da quella presieduta da Rosa Russo Iervolino.

Il 29 agosto 2016 una delibera comunale ha previsto l’abbattimento di tre vele e la riqualificazione della quarta, la vela azzurra. Il Comune ha inviato il progetto al governo per ottenerne l’approvazione per lo stanziamento di diciotto milioni di euro, fondi necessari per procedere con l’intervento. Il 3 marzo 2017 è stata ufficializzata dal sindaco Luigi de Magistris l’approvazione dello stanziamento dei finanziamenti necessari per la demolizione di tre delle quattro vele rimanenti. Nel 2019 Il Comune ha lanciato il nuovo step di Restart Scampia, il progetto finanziato con 27 milioni di euro che prevede l’abbattimento di tre vele e la riqualificazione del quartiere, ristrutturando la vela celeste, che ospiterà gli uffici della Città Metropolitana, ovvero l’ex Provincia di Napoli. Il 20 Febbraio 2020 è iniziata l’opera di demolizione della Vela Verde.